XXI° anniversario visita pastorale ad Agrigento di Giovanni Paolo II

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E’ urgente specie in una zona a forte tasso di disoccupazione, promuovere una cultura dell’iniziativa. A tal fine bisogna che si riscopra, specie tra le nuove generazioni, il gusto della creatività in ogni campo, compreso quello economico. Una prospettiva di crescita ha certo bisogno di adeguati supporti e di opportune facilitazioni strutturali, ma essa deve trovare in un atteggiamento culturale di apertura le sue motivazioni profonde”.

 

Con queste parole Giovanni Paolo II, in occasione della visita pastorale ad Agrigento e in particolare nell’incontro al Palacongressi, si rivolgeva alle forze imprenditoriali e alle forze sociali della provincia.
Parole che dopo 21 anni sollecitano la necessità di fare tesoro del suo messaggio e di rilanciare lo spirito di coesione che ha animato quello storico evento e che ancora oggi può rappresentare uno straordinario itinerario di ricostruzione morale, sociale ed economica della comunità locale .
Questo ricordo assume una valenza se vogliamo più pregnante, dopo la sua recente canonizzazione, anche se non va confinato in una dimensione puramente sentimentale. Certamente, la prospettiva indicata da Giovanni Paolo II deve trovare in un atteggiamento culturale di apertura le sue motivazioni profonde e in questa direzione, l’indimenticato anatema contro la mafia, che ha scosso profondamente le coscienze, deve rappresentare ancora oggi una pietra miliare per chi ritiene che il contrasto all’illegalità e alle ingerenze della criminalità mafiosa sia la risorsa più importante per un territorio che vuole uscire da una condizione di arretramento e sottosviluppo.
Un atteggiamento culturale che tenga conto che lo sviluppo economico locale dipende, oltre che da fattori economici come il livello degli investimenti o le infrastrutture, anche da fattori umani e sociali. Quel capitale sociale, che dagli economisti viene definito anche come risorsa intangibile.
Lo sviluppo, infatti, viene sempre più considerato connesso al fatto che in una determinata area geografica siano all’opera dinamiche sociali che producano fiducia, reciprocità, comunicazione, circolazione delle informazioni, in modo da fare diventare attraente tale realtà territoriale.
Ciò può essere armonizzato e velocizzato dal ruolo sempre più pervasivo della società dell’informazione e della conoscenza che può sostenere lo sviluppo culturale ed i rapporti tra i soggetti locali.
La sempre maggiore centralità, nel processo produttivo e dei servizi, del capitale umano, rende sempre più centrali, anche per lo stesso sviluppo economico, i processi sociali attraverso cui tale capitale si forma, per cui si va diffondendo la certezza che le politiche volte a favorire lo sviluppo economico locale non possano essere scollegate da quelle per lo sviluppo sociale.
Un pieno coinvolgimento della società civile in politiche locali di sviluppo economico e sociale è, tuttavia, una pratica ancora poco diffusa e che per questo, richiede la sperimentazione di nuovi approcci e di nuovi metodi.
Anche su questo versante l’Ente camerale ritiene che il sostegno che il capitale sociale può dare al sistema produttivo locale vada irrorato dalla fiducia e dalla reciproca legittimazione, al fine di coniugare in modo costruttivo i termini sussidiarietà, solidarietà e responsabilità civile.
Rilanciare lo spirito di coesione che ha animato i protagonisti del territorio ventuno anni fa, in occasione quello storico evento, ancora oggi può rappresentare un punto di forza per un impegno di ricostruzione morale, sociale ed economica della comunità locale e per valorizzare le preziose indicazioni che Giovanni Paolo II ci ha trasmesso nel corso della sua indimenticabile visita ad Agrigento.